Conferenze
Racconti ai Mercati: L'uomo artigiano
Martedì 18 maggio / 19.30-21.00Grande Aula Mercati di Traiano
Il fare come pensare, il rapporto mano-mente-desiderio-ragione, l’abilità di prendersi cura delle proprie cose, il desiderio di svolgere bene il proprio lavoro come impulso umano fondamentale e sempre vivo, la capacità di scavare in profondità come tensione costante in una società moderna che preferisce la superficialità, la formazione veloce ed il sapere superficiale.
Un incontro per delineare la figura del nuovo “uomo artigiano” raccontato da Richard Sennett, homo faber e animal laborans, fatto di pensiero, sentimento e tecniche manuali del fare.
Presenta
Piero Negri, vicedirettore di GQ
Intervengono
Umberto Croppi, Assessore alla Cultura del Comune di Roma;
Matteo Ragni, designer;
Gregorio Botta, artista;
Carlo Infante, docente di performing media;
Luca Maroni, editore.
Dalle ore 21.00 la serata prosegue ai Giardini di Villa Aldobrandini
Ingresso gratuito su prenotazione
Per l'iscrizione: accrediti@illussoessenziale.it
Per informazioni: info@illussoessenziale.it
Per l'iscrizione: accrediti@illussoessenziale.it
Per informazioni: info@illussoessenziale.it
abstract degli interventi
MATTEO RAGNI
Tobeus
Un gioco che nasce da un progetto: di design e di vita. Realizzato in legno di cedro del Libano: profumato, bello, naturale. Un gioco ecologico: forte, resistente, semplice. Un pensiero da insegnare: rispetto, riuso, sostenibilità. Un gioco per i bambini, uomini e donne di domani. Ci sembra di ricordare che il gioco è una cosa seria, come diceva Bruno Munari. Abbiamo pensato a un giocattolo fatto di legno: forte, caldo, indistruttibile. La venatura e il forte profumo del legno di cedro. Solo la mano del designer e del falegname. Un gioco che dura, da conservare, da guardare invecchiare. Da passare ad altri bambini, ai figli dei figli, nel tempo. E la consapevolezza di regalare dei valori, non solo un gioco.
TobeUs è un prodotto artigianale, interamente realizzato a mano. Un blocco di legno sempre della stessa misura, un unico taglio che dà forma alla sportiva, alla romantica, al pick-up, alla berlina e al furgoncino portavalori. I prodotti TobeUs sono in legno di cedro del Libano: aromatico e durevole. La sua caratteristica profumazione lo rende un naturale antitarme. Le ruote sono realizzate in mogano, legno duro, compatto e facile da lavorare, di finissima e pregiata venatura. Sui giochi TobeUs non sono utilizzate vernici. I prodotti TobeUs sono progettati dai designer italiani Mario Bellini,
Andrea Branzi, Odoardo Fioravanti, Alessandro Guerriero, Giulio Iacchetti, Italo Lupi, Alessandro Mendini, Matteo Ragni e realizzati a mano da Mastro Giovanni.
W-eye
La prima collezione di occhiali da interni in legno curvato progettati da Matteo Ragni. Lo studio ha curato direttamente l’immagine ed i prodotti dell’ azienda, sviluppando e progettando il prodotto, il pack, il logo ed il sito internet.
Se ne sente sempre parlare, di questi piccoli imprenditori del nordest. Perchè in fondo sono la strana anomalia di questo paese, il cui cuore produttivo è un ginepraio di piccoli e anarchici talenti, anzichè una meccanica organica. Se ne sente parlare sostanzialmente poco: chiusi, introversi eccetera. Invece poi, come sempre, da questi ritratti ingenerosi saltano fuori personaggi fuori catalogo e fuori clichè. Uno di questi è Doriano Mattellone. Lui è un uomo colto, scrive meglio di un giornalista, gira il mondo in sacco a pelo alla ricerca di terre amene, fotografa la natura, ama il fiume che è stato il grembo della sua vita, e studia il legno, che è il suo lavoro, più per destino che non per amore del denaro. Perchè la sua famiglia faceva quello e lui ne segue il percorso come dovesse proseguire un tracciato.
E così da 30 anni Doriano lo piega, torce, studia, in una sottile sfida con il lavorio della materia, delle qualità, delle differenze. Un giorno capisce che può dare al legno quello che non ha, migliorarlo lì dove la natura aveva difettato e comincia a combinarlo con l’alluminio, pelle viva e anima tecnica, vecchio e nuovo, caldo e freddo, artifizio e natura.
Dopo un po si rende conto che la sfida ha bisogno di altro, di uno scarto oltre l’esperimento, di un disegno, di un progetto compiuto. Un po per caso incontra Matteo Ragni, il designer, tassello mancante di un progetto, w-eye, che è un oggetto da indossare figlio soprattutto del rapporto fra l'amore della materia e il tratto sapiente del design. Perché d'altronde w-eye non è solo una montatura riuscita ma, soprattutto, la storia di un incontro.
GREGORIO BOTTA
Viviamo in un’epoca di materialismo immateriale, che vede allontanare sempre più l’uomo dalla fisicità naturale delle cose. C’è un universo virtuale sempre più prevalente nell’immaginario ( non solo occidentale) e c’è un’invasione dell’artificiale (fino alla chirurgia del corpo) sempre più estremo. Siamo circondati da una tecnologia sofisticata che non controlliamo più: nessuno sa più aggiustare una macchina o una tv. Non sappiamo neanche come funzionano. Per questo io credo in e pratico un’arte di ritorno alla semplicità umana – e non post-human- della materia, del corpo, di una leggibile, antropologica, fisicità dell’esistenza.
CARLO INFANTE
L'evoluzione dell'uomo artigiano. L'intelligenza aptica, tra mano, mouse e menteE' un blando luogo comune definire le tecnologie multimediali high tech; no non è così: è tutto sempre più facile e accessibile. L'infosfera, a partire da quella che transita nei cellulari che portiamo in tasca, viene trattata sempre più dalla nostra capacità d’essere hi-touch: il contatto espresso dal nostro potenziale interattivo di utenti che usano, cliccano, interfacce sempre più amichevoli. Il semplice giocare sull’assonanza delle parole High tech – high touch deriva dall’intuizione di John Naisbitt che scrisse (in Megatrends, le dieci nuove tendenze che trasformeranno la nostra vita, Sperling & Kupfer, 1984): “High tech – high touch è la formula che uso per descrivere il modo in cui rispondiamo alla tecnologia. Ogni volta che una nuova tecnologia viene introdotta nella società, ci deve essere il contrappeso di una spinta umana che ristabilisce l'equilibrio – cioè high touch – in caso contrario la tecnologia viene respinta. Più c'è high tech, più occorre high touch.” E’ esattamente questo che cerco con la mia idea di performing media: evolvere la capacità d’uso e di gioco dei media in via direttamente proporzionale al loro avanzamento. Con il tocco di un mouse clicchiamo sulle interfacce grafiche e sulle informazioni, sviluppando dinamiche ipertestuali che danno l’idea di un’energia comunicazionale, una pratica combinatoria che va ben oltre la semplice lettura delle parole o la visione di repertori audiovisivi. La dinamica dei link incalza sia lo sguardo sia l’elaborazione cognitiva soggettiva e tutto ciò è scandito dalla pratica manuale del mouse su cui corre la nostra mano. Mano e mente tornano ad essere vicini, come nei più misteriosi mestieri artigiani (l’etimo di mestiere è mistero, ci hai mai pensato?). Questa condizione fa riflettere su come l’intera articolazione dei sistemi informativi abbia a che fare sempre più con la dimensione personalizzata dell’utente, con il suo corpo (“armato” di telefoni cellulari e palmari) e di conseguenza con la sua emozionalità. Ciò significa iniziare a valutare l'insorgenza di nuove interazioni, considerando l’infosfera come il luogo scatenante non solo d’informazioni, ma di emozioni, intese come riflesso dell’esperienza interpersonale, ovvero di azioni in cui si sperimenta vita e socialità. Potrebbe essere spesa qui la parola haptic, che in greco indica l'abilità di venire a contatto con qualcosa. La dimensione interattiva stabilita dall'uso costante del mouse fa emergere un tipo di conoscenza non solo visiva, ma tattile, anzi meglio, un’intelligenza aptica che riguarda direttamente la propriocezione: la funzione sensoriale che informa il cervello sulla posizione del corpo nello spazio. Il fatto che nella comunicazione multimediale ci sia un contatto, invita ad una ridefinizione della relazione che intercorre tra i corpi e le informazioni. Si tratta di una condizione che riguarda la complessità degli assetti antropologici e culturali che può andare sotto la definizione di interaction design. Una linea di ricerca che affronta le diverse forme d'interazione tra il corpo e gli schermi, in una sorta di nuova ergonomia tra la dimensione fisica e quella immateriale.
da Performing Media 1.1. Politica e Poetica delle Reti (Memori, 2006)
LUCA MARONI
Cru uomoL'uomo artifex, artefice primo fra natura, frutto e vino. È l'uomo il fautore delle qualità dell'ottenuto dal raccolto e dalla trasformazione di qualsiasi alimento.
E la sua via per congiungersi alla naturalità e alla verità è il senso, la sua infinita ed unica possibilità di elaborare intellettivamente il portato dei sensi.
Realizzato con il sostegno del Comune di Roma
Assessorato alle Politiche Culturali e della
Comunicazione– Dipartimento Cultura,
Servizio Mostre ed Eventi Culturali
Cittadini e della Moda.

In collaborazione con

Con il patrocinio di

Partner Istituzionali


Sponsor Ufficiale
